18 Mayıs 2016 Çarşamba

Una Volta, Si Pensava Che i Reperti Fossili Fossero La Prova Dell’Evoluzione

Una Volta, Si Pensava Che  i Reperti Fossili Fossero La Prova Dell’Evoluzione

La paleontologia, lo studio dei fossili, si sviluppò molto tempo prima di Darwin.  Il fondatore di questa scienza fu il naturalista francese, Barone Georges Cuvier (1769-1832). Secondo la Encyclopedia Britannica, Cuvier introdusse i fossili nella classificazione zoologica, mostrò la progressiva relazione tra gli strati della roccia e i loro resti e dimostrò, nella sua anatomia comparativa e nelle ricostruzioni degli scheletri fossili, l’importanza delle relazioni funzionali e anatomiche.18
Cuvier era un oppositore della teoria dell’evoluzione suggerita all’epoca da Lamarck. Sostenne che i generi delle cose viventi erano creati separatamente, mise in rilievo l’importanza del dettaglio e della finezza nell’anatomia animale e spiegò che le sue caratteristiche escludevano qualsiasi idea di alterazione casuale. Cuvier sostenne anche che “ogni specie è così ben coordinata, funzionalmente e strutturalmente, che non potrebbe sopravvivere a dei cambiamenti significativi”. Egli inoltre sostenne che “ogni specie fu creata per uno scopo speciale tutto suo, e ogni organo per la sua speciale funzione”.19
Ma Charles Darwin interpretò i fossili differentemente. Credeva che le varie specie discendessero, attraverso degli stadi,  da un singolo, comune antenato in un processo di evoluzione, e che i fossili fossero la prova di questo processo.
Ma l’interpretazione di Darwin non si basa su alcuna prova. Al contrario, ai suoi tempi, nessuno dei fossili ancora esistenti presentava un’evoluzione. I resti  fossili delle creature estinte non condividevano il tipo di parentela e di rassomiglianza che la teoria di Darwin richiedeva. Ogni fossile conosciuto, così come ogni cosa vivente conosciuta, possedeva le sue proprie, uniche, caratteristiche  . Come nel caso della storia naturale oggi, le specie del passato non erano molto simili e vicine l’una all’altra, ma piuttosto divise in gruppi molto differenti, con importanti differenze strutturali tra loro.
Cuvier
 
Cuvier, il fondatore della scienza della paleontologia, credeva nella Creazione e affermò che l’evoluzione era impossibile.
Per questa ragione, Darwin non poté usare i fossili a riprova della sua teoria. Al contrario, nel suo libro vengono presentate delle “spiegazioni artefatte”, al fine di travisare l’argomento, che gli hanno poi creato seri problemi. Egli trattò questo argomento nel capitolo dal titolo “Difficoltà nella teoria” e aggiunse al libro un altro capitolo dal titolo “Sull’imperfezione della documentazione geologica” dove si parla dell’assenza di forme fossili intermedie.
Ma in tutti e due questi capitoli, la difficoltà di Darwin emerge chiaramente . La sua teoria si basava sull’affermazione che le specie si formarono mediante una lunga serie di cambiamenti incrementali. Se fosse stato così, le forme intermedie avrebbero dovuto esistere, per collegare una specie all’altra; ma non vi è traccia di tali creature  nei  reperti fossili.
Darwin fu alla fine costretto a lasciare la questione ai ricercatori futuri. Egli pensò che il problema fosse dovuto all’insufficienza dei reperti; era certo che, con il ritrovamento di nuovi fossili, sarebbero venuti alla luce degli esemplari a riprova della sua teoria. Egli scrisse:
La geologia di sicuro non rivela alcuna catena organica così perfettamente graduata; e questa, forse, è la più ovvia e seria obiezione che si può muovere alla teoria. La spiegazione consiste, io ritengo, nell’estrema imperfezione della documentazione geologica.20
Archaeopteryx
 
Al contrario di quanto affermano gli evoluzionisti, ora si sa che l’Archaeopteryx non era un “uccello primitivo” ma che possedeva un’impeccabile abilità nel volo.
La predizione di Darwin persuase un numero crescente di persone a effettuare degli scavi alla ricerca delle ipotetiche  forme intermedie “perdute”, per  ampliare la raccolta dei fossili. Furono fatte alcune emozionanti scoperte che tuttavia, con il tempo, si dimostrarono infondate.
Uno di questi “importanti passi avanti” fu la scoperta, nel 1860, presso la città di Solnhofen in Germania, di un fossile a cui fu dato il nome di Archaeopteryx, che in greco significa “ala antica”. Nonostante  fosse evidente che si trattasse di un uccello, il fossile aveva certe peculiari caratteristiche che furono considerate simili a quelle di un rettile: dei denti, una lunga coda e artigli sulle ali. Questo offrì ai darwinisti una rara opportunità. Uno dei più strenui difensori di Darwin, Thomas Huxley, annunciò che l’Archaeopteryx era mezzo uccello e mezzo rettile. La supposizione che le sue ali non fossero adatte al volo portò alla conclusione che fosse un uccello primitivo; questo generò molta esaltazione popolare e fu così che nacque il mito dell’Archaeopteryx, che  dominò tutto il XX secolo .
Col tempo si comprese che questa creatura non era un uccello primitivo; il suo scheletro e la struttura delle piume infatti lo rendevano ben adatto al volo. Le sue caratteristiche, tipiche dei rettili, erano comuni anche ad altri uccelli del passato e di oggi.
Il risultato è che queste scoperte hanno oggi messo a tacere quasi del tutto le congetture degli evoluzionisti  che affermano che l’Archaeopteryx  fosse il miglior candidato per provare l’esistenza delle forme intermedie. Alan Feduccia,  esperto ornitologo e professore alla Facoltà di Biologia dellaUniversity of North Carolina, ha detto che “i ricercatori più recenti che hanno studiato le varie caratteristiche anatomiche dell’Archaeopteryx hanno trovato che la creatura somiglia molto di più a un uccello di quanto  si immaginasse inizialmente”. Sempre secondo Feduccia, “la somiglianza dell’Archaeopteryxcon i dinosauri teropodi è stata grossolanamente sovrastimata”21  In breve, adesso si sa che non vi è una grande differenza tra l’Archaeopteryx e gli altri uccelli.
Nel secolo e mezzo trascorso dopo Darwin, non è stata trovata alcuna forma intermedia, ivi incluso l’Archaeopteryx. Questo fatto è ormai diventato irrefutabile, specialmente dagli anni ’70 in poi, ma è ancora volutamente ignorato da alcuni paleontologi che sposano la teoria dell’evoluzione. Tra questi paleontologi, i più conosciuti sono Stephen J. Gould e Niles Eldridge. Essi hanno suggerito un modello differente dell’evoluzione a cui hanno dato il nome di “equilibrio punteggiato”, in cui rimarcano che i reperti fossili hanno confutato il “gradualismo” del darwinismo. Hanno dimostrato in dettaglio che vari generi di cose viventi sono apparsi all’improvviso nei reperti fossili e sono rimasti immutati per centinaia di milioni di anni.
Thomas Huxley
 
Thomas Huxley, il più fervente sostenitore di Darwin
In un libro scritto da Jan Tattersall, un altro paleontologo evoluzionista, Eldredge ha fatto questa importante valutazione:
Il fatto che  singoli generi di fossili rimangano evidentemente gli stessi, durante tutta la loro manifestazione nei reperti fossili, era ben noto dai paleontologi già molto prima che Darwin pubblicasse il suo Origine.
Lo stesso Darwin […] predisse che le future generazioni di paleontologi avrebbero colmato le discrepanze, per mezzo di una diligente ricerca […]
Centoventi anni di ricerca  hanno evidenziato che i reperti fossili non confermeranno questa parte delle predizioni di Darwin. E non perché il problema sia l’insufficienza di reperti. I fossili dimostrano semplicemente che la predizione è sbagliata.
La constatazione che le specie sono delle entità sorprendentemente conservative e statiche per lunghi periodi di tempo, ha tutte le caratteristiche dei vestiti nuovi dell’imperatore: tutti sapevano ma preferivano far finta di niente.
paleontologi, in presenza di reperti che ostinatamente rifiutavano di palesare il modello previsto da Darwin, hanno semplicemente guardato da un’altra parte.22
In un libro scritto insieme nel 1988 dal titolo Integrated Principles of Biology [Principi Integrati di
Biologia], tre biologi evoluzionisti hanno sviluppato lo stesso punto:
Molte specie rimangono virtualmente immutate per milioni di anni, e poi d’un tratto scompaiono per essere rimpiazzate da una forma molto differente […]. Inoltre, la gran parte dei maggiori gruppi di animali appaiono improvvisamente nei reperti fossili, completamente formati, e senza che siano stati scoperti dei fossili che costituiscano  una transizione dal loro gruppo ancestrale.23
Archaeopteryx rekonstrüksiyon resim
 
Una pittoresca ricostruzione dell’Archaeopteryx
Le nuove scoperte non hanno cambiato la situazione a favore  del darwinismo; al contrario l’hanno peggiorata. Nel 1999 Tom Kemp, curatore delle raccolte zoologiche della Oxford University, scrisse un libro dal titolo Fossils and Evolution [Fossili ed evoluzione] dove descrive la situazione:
Virtualmente in tutti i casi, un nuovo taxon appare per la prima volta nei reperti fossili, con già presenti molte caratteristiche definitive, e in concreto non si forma un nuovo gruppo primario conosciuto.24
Pertanto, i reperti fossili che una volta si pensava avvalorassero la teoria di Darwin, sono invece diventati la prova ad esso contraria. David Berlinsky, un matematico della Princeton University, e oppositore dell’evoluzione, riassume così la situazione:
Vi sono dei vuoti nel cimitero dei fossili, proprio dove dovrebbero esserci le forme intermedie, ma dove invece non vi è  nulla di simile. Nessun paleontologo che scriva in inglese, francese o tedesco nega questa realtà. Si tratta semplicemente di un fatto. La teoria di Darwin e  i reperti fossili sono in conflitto.25
Uno degli esempi più sorprendenti di questa contraddizione è il tracollo dell’”albero della vita” di Darwin.

Una volta, si credeva che vi fosse un “albero dell’evoluzione”

Il colpo più duro sferrato al darwinismo  dai reperti fossili è lo scenario rivelato dai fossili del periodo Cambriano. Darwin immaginò che la storia della vita sulla Terra potesse essere rappresentata come un albero, che inizia da un tronco e lentamente si divide in vari rami. Un diagramma nel libro L’Origine delle Specie rispecchiava questo punto di vista. Con l’aiuto di questo diagramma, il concetto dell’“albero” dell’evoluzione fu immesso nelle menti delle persone, e finì per diventare uno dei miti più importanti del darwinismo. Varie versioni dell’albero dell’evoluzione sono state pubblicate in libri di testo, trattati scientifici, riviste e quotidiani. Questi diagrammi impressero nelle menti delle persone l’idea che le cose viventi evolvessero in seguito a  piccoli  cambiamenti casuali da una radice comune dell’albero dell’evoluzione.
Tuttavia, la verità era ben diversa .  La scoperta dell’esplosione cambriana all’inizio del XX secolo lo evidenziò in modo drammatico . Nell’anno 1909, il paleontologo Charles D. Walcott iniziò delle indagini sulle Montagne Rocciose del Canada. Nella zona del Burgess Pass scoprì degli strati di pietre scistose. Capì immediatamente che gli scisti di Burgess contenevano molti fossili del periodo Cambriano. Durante i seguenti quattro anni Walcott raccolse dai 60.000 agli 80.000 fossili dallo scisto e annotò le più sottili differenze scoperte tra di essi.
Charles Wallcott
 
Charles D. Walcott
La cosa più sorprendente tra i fossili degli scisti di Burgess era infatti che questi contenevano i resti di creature appartenenti a tutti i phyla viventi al giorno d’oggi. (Un phylum è la più ampia categoria tassonomica usata per classificare le creature del regno animale. Gli animali sono divisi in più di 50 phyla, e ogni phylum ha la sua distinta struttura anatomica. Tra i gruppi più conosciuti vi sono i Chordata che includono i vertebrati, gli Arthropoda contenenti tutti gli insetti, e i Mollusca contenenti tutti gli invertebrati con corpo molle con conchiglia.)
Walcott fu molto sorpreso nel constatare a quali gruppi questi fossili appartenessero. Nessuna vita significativa era mai stata scoperta in strati molto più antichi, ma lo strato da lui scoperto conteneva creature che appartenevano a quasi tutti i phyla conosciuti, e anche a quelli sconosciuti fino ad allora. Questo dimostrò che tutte le caratteristiche anatomiche del regno animale comparvero nella stessa epoca, nello stesso periodo geologico.
Questo assestò un colpo fatale alla teoria di Darwin, che aveva affermato che le creature si erano sviluppate lentamente e gradualmente, come i ramoscelli di un albero. Secondo le congetture di Darwin, all’inizio deve esserci stato un singolo phylum (gruppo) al mondo, e  gli altri diversi gruppi si sarebbero sviluppati lentamente, col passare del tempo. Adesso però, questa sua teoria doveva vedersela con la prova fornita da Walcott per cui invece tutti i gruppi erano nati improvvisamente, e tutti durante nello stesso momento .


Kambriyen devri - fosiller
 
I fossili del periodo Cambriano (da 545 a 495 milioni di anni fa) dimostrano
che gli esseri viventi appaiono negli strati geologici con tutte le loro
complesse caratteristiche, senza aver subito un processo evolutivo.
 
Mobergella: un fossile con conchiglia del periodo Cambriano
 
Un fossile Wiwaxia, che si incontra frequentemente negli strati del periodo Cambriano
 
Un fossile di Metaldetes somigliante alle spugne di oggi.
Ci sono voluti 70 anni prima che questa prova riuscisse a rovesciare la teoria dell’albero dell’evoluzione, dato che Walcott, dopo quattro anni di studio meticoloso, decise di mantenere il segreto sui suoi fossili invece di rivelarli al mondo scientifico. Walcott era il Segretario della Smithsonian Institution a Washington D.C. ma anche un fedele darwinista.  Pensando – correttamente – che i fossili da lui scoperti avrebbero rappresentato un serio problema per la teoria dell’evoluzione, li tenne chiusi negli archivi del museo invece di renderli noti. I fossili degli scisti di Burgess emersero solo a seguito di un’ispezione degli archivi condotta nel 1985. Lo scienziato israeliano Gerald Schroeder commenta così l’accaduto:
Se avesse voluto, Walcott avrebbe potuto assumere un gran numero di studenti diplomati per lavorare sui fossili. Ma scelse di non mettere in brutte acque la barca dell’evoluzione. Oggi,  fossili rappresentativi del  Cambriano sono stati trovati in Cina,  Africa,  Isole britanniche, Svezia, Groenlandia. L’esplosione riguardava tutto il mondo. Ma prima che fosse ritenuto corretto discutere della straordinaria natura dell’esplosione Cambriana, i dati semplicemente non vennero divulgati.26
Per più di 70 anni questi fossili sono rimasti nascosti, fino a quando furono trovati e analizzati dai paleontologi Harry Whittington, Derek Briggs e Simon Conway Morris. Questi tre scienziati rivelarono che i fossili trovati da Walcott erano del periodo Cambriano, uno dei più vecchi periodi geologici.  L’improvvisa apparizione di una così ampia varietà di creature durante tale periodo fu chiamataEsplosione Cambriana. Negli anni ’80, due nuove aree di resti fossili furono scoperte: una nel Sirius Passet nella Groenlandia del Nord, e l’altra nel Chengjiang nella Cina del Sud. In ambedue queste aree furono trovati fossili di differenti creature che vennero alla luce durante il periodo Cambriano. Tra queste i fossili più vecchi e meglio conservati furono quelli trovati nel Chenjiang, che contenevano anche i primi vertebrati. Inoltre, due fossili di pesci, di 530 milioni di anni fa, scoperti nel 1999, fornirono la prova che tutte le strutture anatomiche, incluse quelle dei vertebrati, erano già esistenti durante il periodo Cambriano. Le indagini condotte al riguardo hanno dimostrato che l’Esplosione Cambriana ebbe luogo in un periodo di dieci milioni di anni, che in termini geologici è un periodo abbastanza breve. E le creature che improvvisamente apparvero in questo periodo avevano tutte degli organi molto complessi, e non avevano alcuna rassomiglianza con gli organismi unicellulari, o con quei pochi organismi multicellulari, che li avevano preceduti. Stephen J. Gould descrive così l’Esplosione Cambriana:
Il più famoso di tali eventi “esplosivi”, l’esplosione Cambriana, denota l’inizio della moderna vita multicellulare. Nello spazio di solo pochi milioni di anni, quasi ogni maggior tipo di anatomia animale appare per la prima volta nei reperti fossili.27
Kambriyen devri - fosiller
 
IMMAGINARIO
 
Marella: Un artropodo capace sia di camminare che di nuotare.
 
Xystridura: Questa specie di trilobite aveva degli occhi complessi, formati da molti cristallini.
 
Pikaia: Il più vecchio fossile Chordata conosciuto
 
Il fatto che tutti i gruppi viventi esistessero durante il periodo Cambriano smentisce la base dell’albero genealogico darwinista
Gli evoluzionisti hanno provato a spiegare l’esplosione Cambriana in vari modi, nessuno di questi convincente. Tutte le tesi avanzate contro il problema del Cambriano sono imperfette, come è dimostrato dalle divergenze che gli evoluzionisti hanno tra loro. L’edizione del febbraio 1999 della nota rivista scientifica Trends in Genetics (TIG) sostiene che i ritrovamenti di fossili degli scisti di Burgess non possono assolutamente essere spiegati in termini di teoria dell’evoluzione, e che le tesi proposte da tale teoria non sono convincenti:
Può sembrare strano che dei fossili provenienti da una piccola zona, non importa quanto entusiasmante, possano essere al centro di un accanito dibattito su tali ampie argomentazioni all’interno della biologia dell’evoluzione. La ragione è che gli animali comparvero di colpo nella raccolta dei fossili con una tale sorprendente abbondanza, durante il periodo Cambriano,  apparentemente dal nulla. Sempre più precisi dati radiometrici, e nuove scoperte di fossili, hanno solo acuito la repentinità e la portata di questa rivoluzione biologica. L’estensione di questo cambiamento nel biota della Terra esige una spiegazione.

Nonostante siano state avanzate molte ipotesi, l’opinione generale è che nessuna di queste sia convincente.28
In  of Evolution [Le icone dell’evoluzione], il biologo Americano Jonathan Wells riassume  la questione così:
Di tutte le icone dell’evoluzione, quella dell’albero della vita è la più diffusa, poiché la discendenza da un antenato comune è il fondamento della teoria di Darwin. […] Eppure Darwin sapeva, ed è stato recentemente confermato dagli  scienziati ,  che i  primi reperti fossili  rovesciano il suo albero dell’evoluzione della vita. Dieci anni fa si sperava che delle prove molecolari potessero salvare questo albero, ma le recenti scoperte hanno infranto tale speranza. Sebbene non lo apprenderete leggendo testi di biologia, l’albero di Darwin è stato sradicato.29
Kambriyen
 
Un’illustrazione delle complesse creature che apparvero improvvisamente durante il periodo
Per questa ragione, possiamo con sicurezza dire che una volta c’era una teoria chiamata darwinismo, che alcune persone pensavano fosse supportata dai fossili. Ma i reperti fossili indicano giusto l’opposto. Ora il darwinismo non esiste più. I fossili, come  adesso comprendiamo, dimostrano che la vita apparve sulla Terra improvvisamente, e non attraverso l’evoluzione.
Questa improvvisa apparizione implica la Creazione. Dio ha creato tutte le cose viventi perfettamente dal nulla.
[Dio è] il Creatore dei cieli e della Terra. Quando Egli decide qualcosa, Egli dice solo, “Sia!” e così è. (Surat al-Baqara: 117)

I fosili dıi esseri vivenli complıssi ıllı ıssistexano cenlissis di milisni di ınni confutano lı affermazigni evoluzigniste


Yaşayan fosiller
 
Il fossile di un riccio di mare del periodo Ordoviciano
(da 495 a 440 milioni di anni fa) ed un esemplare
contemporaneo.
 
Un fossile di gamberetto del periodo Giurassico (da 200 a 140 milioni di anni fa) ha lo stesso aspetto di un esemplare dei giorni nostri. Un importante risultato rivelato dai reperti fossili è la “stasi”. Non vi è alcuna differenza tra i fossili che vissero centinaia di milioni di anni fa e gli esemplari in vita al giorno d’oggi. Non si è mai verificata nessuna “evoluzione”.
 
Una foglia di pioppo di 25 milioni di anni fa non è diversa dalle
foglie di pioppo di oggi.


Yaşayan fosiller
 
Un fossile di squalo del periodo Carbonifero (da 354 a 292 milioni di anni fa) dimostra che gli squali esistevano, con l’odierna struttura, milioni di anni fa.
 
La foglia fossilizzata di un albero di ginkgo del periodo Triassico (da 251 a 205 milioni di anni fa) è identica alle foglie di oggi. Questo esemplare, e molti altri esemplari fossili simili , scardinano completamente le affermazioni sull’evoluzione da un essere vivente all’altro.
 
La libellula, un soggetto di ricerca sulle tecniche di volo da parte degli scienziati odierni, rivela le sue fattezze e caratteristiche perfette in questo esemplare di 140 milioni di anni fa.
Sopra: una foglia d’acero dell’epoca Miocena (da 23.8 a 5.32 milioni di anni fa) e un esemplare odierno.
 
A destra: un fossile di fiore dell’epoca Miocena
 
Sopra: un fossile di seme alato di acero dell’epoca Oligocene ((da 33.7 a 23.8 milioni di anni fa)
Un odierno polyanthus

NOTES

18 The New Encyclopedia Britannica, Chicago, 1993.
19 Ibid.
20 Charles Darwin, The Origin of Species by Means of Natural Selection [L’Origine delle specie per]mezzo della selezione naturale), New York: The Modern Library, p. 234.
21 Alan Feduccia, The Origin and Evolution of Birds [L’origine e l’evoluzione degli uccelli), Yale University Press, 1999, p. 81.
22 Niles Eldredge - Ian Tattersall, The Myths of Human Evolution [I miti dell’evoluzione umana], Columbia University Press, 1982, pp. 45-46. [Enfasi aggiunta)]
23 C.P. Hickman [Professore Emerito di Biologia alla Washington and Lee University di Lexington, L.S. Roberts [Professore Emerito di Biologia alla Texas Tech University] e F.M. Hickman, 1988,Integrated Principles of Zoology [Principi integrati di zoologia], Times Mirror/Moseby College Publishing, St. Louis, MO. 939 p. 866.
24 T. S. Kemp, Fossils and Evolution [Fossili ed Evoluzione], Oxford University Press, 1999, p. 246.
25 David Berlinksi, Commentary [Commento], settembre 1996, p. 28.
26 Gerald Schroeder, Evolution: Rationality vs. Randomness [Evoluzione: razionalità contro casualità),
http://www.geraldschroeder.com/evolution.html.
27 Stephen J. Gould, "An Asteroid to Die For [Un asteroide per cui morire]," Discover, ottobre 1989, p. 65.
28 Gregory A. Wray, "The Grand Scheme of Life" , Review of The Crucible Creation: The Burgess Shale and the Rise of Animals  [Il grande schema della vita, analisi di Il crogiolo della creazione:  gli scisti di Burgess e l’ascesa degli animali] di Simon Conway Morris, Trends in Genetics [Le tendenze in genetica], febbraio 1999, vol. 15, no. 2.
29 Jonathan Wells, Icons of Evolution [Le icone dell’evoluzione], p. 31.

Una Volta, C’era La Ricerca Dell’Anello Mancante

Una Volta, C’era La Ricerca Dell’Anello Mancante

Il capitolo precedente ha mostrato come i reperti fossili abbiano spazzato via tutti gli argomenti di sostegno al darwinismo. Nel suo libro L’origine delle specie, Darwin non menziona i reperti fossili in relazione alle origini umane. Ma nel libro L’origine dell’uomo, pubblicato 12 anni dopo, egli afferma che gli esseri umani erano il gradino più alto della cosiddetta scala dell’evoluzione, e che i loro antenati più prossimi erano dei primati somiglianti alle scimmie dei nostri giorni.
Piltdown adamı sahtekarlığı
 
Un’immagine degli scavi di Piltdown, dove ebbe inizio lo scandalo dell’“uomo di Piltdown”
Darwin non aveva alcuna prova per poter affermare che gli esseri umani e le scimmie discendessero da un antenato comune; immaginò solo che vi fosse una relazione familiare tra esseri umani e scimmie, animali che, egli riteneva, fossero i più idonei, per le loro sembianze fisiche, a essere paragonati agli esseri umani. Nel suo libro egli approfondì le sue argomentazioni sulle razze, affermando che alcune tra le presunte “razze primitive” erano la prova dell’evoluzione. (La moderna genetica ha comunque smentito queste prospettive sulle razze, condivise da Darwin e da altri evoluzionisti dell’epoca).
A partire dall’ultimo quarto del XIX secolo, la paleoantropologia si dedicò quasi totalmente  al compito di trovare dei fossili che potessero dimostrare questa immaginaria teoria dell’evoluzione, e molti di quelli che avevano accettato il darwinismo cominciarono a effettuare profonde ricerche per trovare “l’anello mancante” tra le scimmie e gli esseri umani.
La grande scoperta in cui  speravano, fu fatta in Inghilterra nel 1910. Per i 43 anni che seguirono, il teschio dell’”Uomo di Piltdown” fu presentato al mondo come la maggiore prova dell’evoluzione umana. Il fossile fu scoperto da Charles Dawson, un paleontologo amatoriale che diede al teschio il suo nome, Eoanthropus dawsoni. Il fossile era strano: la parte superiore era totalmente umana nella struttura, mentre la mascella inferiore e i denti erano come quelli di una scimmia. In poco tempo questa scoperta divenne famosa; e gli inglesi furono molto orgogliosi che questo fossile, scoperto sul suolo nativo, fosse l’antenato della loro razza.  La considerevole dimensione del cranio fu interpretata come una indicazione che l’“intelligenza inglese” si era evoluta molto precocemente. Negli anni seguenti, centinaia di tesi furono scritte sull’Eoanthropus dawsoni, e il fossile fu esibito nel British Museum, dove centinaia di migliaia di visitatori vennero persuasi sulla “verità dell’evoluzione umana”.
Piltdown adamı sahtekarlığı
 
La vera natura dell’Uomo di Piltdown fu scoperta nel 1953, quando degli esperti ne esaminarono il teschio, e capirono che si trattava di una falsificazione.
Ma non sapevano che il fossile era un falso. Degli esami condotti nel 1953 dimostrarono che l’uomo di Piltdown era una combinazione  di ossa  di un essere umano e di un orango. Il pubblico rimase stupito quando questo fossile, un tempo presentato come la più grande prova dell’evoluzione, fu rimosso dalla raccolta del British Museum, dove era stato messo in evidenza per decenni.
Nel 1922, si verificò negli Stati Uniti un altro scandalo, di portata minore, ma non meno grave. Fu dato a intendere che un dente molare trovato nello Stato del Nebraska fosse di una forma intermedia tra l’uomo e la scimmia; e sulla base di questa scoperta, nel 1927 fu inventato l’Uomo del Nebraska. Fu poi tuttavia accertato che questo dente non apparteneva né ad un essere umano né a una scimmia, ma ad un maiale selvatico.
Nonostante fiaschi come questi, gli evoluzionisti continuarono la loro ricerca delle origini umane. Più tardi, pensarono che le scimmie estinte del genere Australopithecus fossero i più vecchi antenati umani. Diventò un modello evoluzionista la tesi secondo cui, dopo l’Australopithecus, venissero le specie chiamate Homo habilis, Homo rudolfensis e Homo erectus, in una serie che terminava con l’Homosapiens, l’uomo moderno. Questo clichè, con l’immagine di scimmie che gradualmente riuscivano a camminare su due arti, fu ufficialmente adottato dai libri di testo, dai periodici scientifici, dalle riviste, dai quotidiani, dai film e perfino dalla pubblicità, e usato per decenni solo per partito preso.
Piltdown adamı sahtekarlığı
 
Fino a quando non si capì che era un falso, l’Uomo di Piltdown, per 40 anni, fu esibito nei musei ed abbellì le copertine delle pubblicazioni “scientifiche”.
In breve, durante un lungo periodo del XX secolo, l’idea che le origini umane fossero spiegate dalla teoria dell’evoluzione, fu diffusamente accettata.
Maymundan insana evrim yalanı
 
Non esiste alcuna “linea evolutiva” dalla scimmia all’uomo, e questo concetto non può reggere neanche a livello teorico.
La realtà, tuttavia, era alquanto differente. I fossili  esistenti non si accordano con lo schema evoluzionista. E il problema non sarà risolto con la scoperta di altri fossili; ma al contrario  si complicherà ulteriormente. Alcune autorità hanno cominciato ad accettare queste realtà. Niles Eldredge e Ian Tattersall dell’American Museum of Natural History, due tra i più importanti paleontologi, commentano:
[È un] […] mito che le storie dell’evoluzione delle cose viventi siano essenzialmente una questione di scoperte. […] Ma se fosse  davvero così, ci si potrebbe con fiducia aspettare che quanti più fossili ominidi si trovassero, più chiara diverrebbe la storia dell’evoluzione umana. Mentre invece si verifica proprio l’opposto.30
Nel suo articolo del 1995, uno dei nomi ben noti nella teoria dell’evoluzione, Richard Lewontin, professore alla Harvard University, ammette che il darwinismo si ritrova in una situazione senza speranza:
Quando consideriamo il passato remoto, prima dell’origine dell’attuale specie   Homo sapiens, ci troviamo di fronte a  dei reperti fossili frammentari e scollegati. Nonostante le entusiaste ed ottimistiche affermazioni fatte da alcuni paleontologi, nessuna specie di fossili ominidi può essere considerata come nostra diretta antenata. 31
Molti altri evoluzionisti, esperti in questo campo, hanno recentemente espresso il loro pessimismo riguardo alla loro teoria.  Henry Gee, ad esempio, redattore della nota rivista Nature, fa notare che:
Prendere in considerazione una famiglia di fossili, e affermare che essi rappresentano una discendenza, non è un’ipotesi scientifica che può essere provata, ma un’affermazione che ha la stessa validità di una storiella per bambini - forse divertente o anche istruttiva -  ma certamente senza alcuna base scientifica.32
Il classico “albero genealogico umano” è seriamente messo in discussione, al giorno d’oggi.  Gli scienziati che esaminano le prove disponibili senza alcun preconcetto, asseriscono che la linea di discendenza dall’Australopithecus all’Homo sapiens, che gli evoluzionisti propongono, è un vero miscuglio, e che le specie intermedie chiamate Homo habilis e Homo erectus sono immaginarie.
Niles Eldredge ve Stephen Jay Gould
 
Niles Eldredge e Stephen Jay Gould, due ben noti paleontologi che ammettono la discrepanza tra il darwinismo e i reperti fossili.
In un articolo del 1999 pubblicato nella rivista Science, gli evoluzionisti paleontologi Bernard Wood e Mark Collard presentano il loro punto di vista, secondo cui l’Homo habilis e l’Homo rudolfensis sono categorie inventate, mentre  i fossili inclusi in tali categorie dovrebbero essere trasferiti al genere Australopithecus.33
Milford Wolpoff della Michigan University e Alan Thorne della Canberra University convengono che la categoria dell’Homo erectus sia una categoria inventata, e che i fossili inclusi in tale classificazione siano tutte variazioni dell’Homo sapiens.34
Questo significa che i fossili che gli evoluzionisti suggeriscono rappresentino la presunta evoluzione degli antenati dell’uomo, appartengono o a specie estinte di scimmie o a esseri umani con differenti caratteristiche razziali. Nessuna di queste specie è mezzo uomo e mezza scimmia;si tratta o di scimmie o di uomini.
Secondo alcuni esperti che riconoscono tale realtà, il mito dell’evoluzione umana non è altro che un esempio di scrittura creativa, da parte di un gruppo di persone che credono nella filosofia materialista e che descrivono la storia naturale secondo le loro idee dogmatiche. A una riunione della British Association for the Advancement of Science, lo storico di Oxford John Durant  commentò così:
Non potrebbe essere che, come i miti “primitivi”, le teorie dell’evoluzione umana rinforzino solo i sistemi di valori dei loro creatori, riflettendo storicamente l’immagine che hanno di sé stessi e della società in cui vivono?35
In una pubblicazione successiva, Durant dice che varrebbe la pena chiedersi se le idee della cosiddetta evoluzione umana assumano funzioni similari sia nelle società prescientifiche che in quelle scientifiche, e continua dicendo:
[…] Assai di frequente, le idee sulle origini umane, se valutate con attenzione, ci dicono qualcosa tanto del presente che del passato, tanto delle nostre esperienze che delle esperienze dei nostri remoti antenati. […] Vi è pertanto un urgente bisogno di demitizzare la scienza.36
In breve, le teorie sulle origini umane non fanno altro che riflettere i pregiudizi e le credenze filosofiche dei loro autori.  Un altro evoluzionista che accetta questa realtà è l’antropologo Geoffrey Clark, dell’Arizona State University , il quale scrisse, in una pubblicazione del 1997:
[…] la paleoantropologia ha la forma ma non la sostanza di una scienza […] Noi scegliamo, tra varie alternative di ricerca, le conclusioni che meglio si accordano ai nostri pregiudizi e preconcetti – un processo che è cioè, allo stesso tempo, sia politico che soggettivo.37

Dentro la propaganda dei media

Come si è visto, le affermazioni sull’evoluzione umana sono risultate senza fondamento, anche per chi ha avuto un ruolo personale nella loro elaborazione. Tali affermazioni non erano basate sulla scienza, ma solo sulle convinzioni e sui pregiudizi che configuravano la teoria. È interessante notare che nessuna di queste “ammissioni”, dal mondo della paleontologia, sia stata riportata dai media. Al contrario, alcune organizzazioni mediatiche nascondono accuratamente il dilemma che il darwinismo deve fronteggiare, e insinuano l’inganno che nuove prove dell’evoluzione vengano scoperte ogni giorno. Un biologo americano, Jonathan Wells, che ha conseguito due dottorati, uno alla Yale University e uno alla University of California di Berkeley, in un suo libro del 2000, Icons of Evolution [Le icone dell’evoluzione], descrive a grandi linee il meccanismo della propaganda:
Il grande pubblico  raramente è a conoscenza della radicata incertezza circa le origini umane che si riflette in queste affermazioni fatte da esperti scientifici. A noi viene invece semplicemente servita l’ultima versione della teoria di qualcuno, senza che ci venga detto che neanche i paleontologi stessi sono d’accordo su di essa. E, tipicamente, tale teoria è illustrata con fantasiosi disegni di uomini delle caverne, o di attori umani pesantemente truccati. […] Sembra che mai prima, nel campo della scienza, tante persone si siano basate così tanto su così poco.38
Le organizzazioni mediatiche che difendono il darwinismo affermano nei loro titoli che “l’evoluzione umana è oramai un fatto dimostrato”. Ma chi sono gli scienziati che scrivono sui giornali e che appaiono in televisione per fare queste affermazioni infondate? Perché sono in disaccordo con quegli scienziati che pensano che la paleoantropologia sia priva di fondamento?
In un discorso tenuto durante una riunione della Biology Teachers Association of South Australia, l’evoluzionista Greg Kirby ne ha spiegato la psicologia:
Se doveste passare la vostra vita a raccogliere delle ossa e a trovare piccoli frammenti di crani e di mandibole, vi verrebbe una gran voglia di esagerare l’importanza di tali frammenti.39
Questi sono alcuni dei fattori che mantengono in vita il mito dell’evoluzione umana, anche se è evidente che questo manca di un qualsiasi supporto scientifico. Ogni nuovo fossile scoperto fa sprofondare sempre più nel dubbio la tesi evoluzionista sulle origini umane.

L’ammissione dell’inesistenza di qualsiasi “anello mancante”

Il più recente esempio di come la tesi degli evoluzionisti sia ora in una situazione senza via d’uscita, è stato il fossile di un teschio scoperto nella regione del Chad, nell’Africa Centrale, dallo scienziato francese Michel Brunet, che diede al fossile il nome di Sahelanthropus tchadensis.
Sahelanthropus kafatası
 
Il teschio dello Sahelanthropus ribaltò lo schema evolutivo, date le sue fattezze più “umane” nonostante fosse più vecchio dell’Australopithecus
Nel mondo del darwinismo, le opinioni su questo fossile sono discordanti. Sulla ben nota rivista Nature si è ammesso che “il teschio appena trovato potrebbe affossare le nostre attuali idee sull’evoluzione umana.”40
Daniel Lieberman, della Harvard University, ha detto invece che “questa [scoperta] avrà lo stesso impatto di una piccola bomba atomica”.41 La ragione di tale discordanza  di opinioni risiede nel fatto che, sebbene il fossile avesse sette milioni di anni, mostrava una struttura più “umana” (secondo i criteri  evoluzionisti) di quella dell’Australopithecus, che visse solo cinque milioni di anni fa, ed  era ritenuto “il più vecchio antenato dell’uomo”. Questo dimostra ancora una volta che lo scenario dell'evoluzione umana, già malridotto,  è ormai insostenibile.
Bernard Wood, un antropologo evoluzionista della  George Washington University, fornì un’importante spiegazione sul fossile appena scoperto. Wood disse che il mito della “scala dell’evoluzione”, instillato nelle menti delle persone durante tutto il XX secolo, non aveva alcuna validità, e che la stessa evoluzione si può paragonare a un cespuglio:
Quando frequentavo la scuola medica nel 1963, l’evoluzione umana somigliava a una scala [che] passava dalla scimmia all’uomo progredendo attraverso vari stadi intermedi, ciascuno un po’ meno scimmiesco del precedente. Ora l’evoluzione umana somiglia a un cespuglio di rovi. […] Come questi siano in relazione l’un con l’altro, e quali tra essi, sempre che esistano, siano antenati dell’uomo, è ancora oggetto di discussione.42
In un articolo scritto per il quotidiano The Guardian, Henry Gee affermò quanto segue sulle discussioni causate dal fossile di scimmia appena trovato:
Quale che sia il risultato, il teschio dimostra, una volta per tutte, che la vecchia idea dell’”anello mancante” [tra le scimmie e gli uomini] è una fandonia. […] Dovrebbe essere ora ben chiaro che proprio la stessa idea dell’anello mancante, dubbia da sempre, è oggi completamente insostenibile.43
Il suo importante libro Tempo profondo, pubblicato nel 1999, spiega che il mito della modalità dell’evoluzione umana, dibattuto per decenni nei media e nella cosiddetta produzione letteraria scientifica evoluzionista, non aveva alcun valore:
Nature dergisi, National Geographic, CNN.com
 
Anche le organizzazioni mediatiche e i periodici scientifici evoluzionisti hanno descritto lo Sahelanthropus come una scoperta che sconvolse le supposizioni darwiniste.
[…] Si è detto che l’evoluzione dell’uomo è stata guidata dai miglioramenti nella postura, nelle dimensioni del cervello, e nel coordinamento tra la mano e l’occhio, il che ha portato a delle conquiste tecnologiche come il fuoco, la fabbricazione di utensili e l’uso del linguaggio. Questi scenari sono però soggettivi. Non potranno mai essere provati con degli esperimenti, e pertanto non si possono considerare scientifici. Essi dipendono, per la loro validità, non da prove scientifiche, ma solo da delle semplici affermazioni e sull’autorevolezza della loro presentazione. Date le onnipresenti chiacchiere dei giornalisti e dei titolisti  sulla ricerca degli antenati e sulla scoperta degli anelli mancanti, può sorprendere sapere che la maggioranza  dei paleontologi professionisti non vedono la storia della vita in termini di scenari o racconti, e che respinsero il modo romanzesco con cui è stata presentata la storia dell’evoluzione, in quanto  non scientifico, più di trent’anni fa.44
Gee dichiara che nessun modello di evoluzione può essere dedotto dai reperti fossili, e che esistono solo un po’ di fossili non in relazione l’uno con l’altro, che “galleggiano in un immenso mare di lacune”:
Le scoperte di nuovi fossili vengono inserite ad arte nella storia preesistente. Noi chiamiamo queste nuove scoperte “anelli mancanti”, come se la catena dell’ascendenza e discendenza fosse realmente oggetto della nostra contemplazione, e non quello che è in realtà: un’invenzione, completamente umana, creata su misura, modellata per sposarsi con i pregiudizi umani. […] Ogni fossile rappresenta un punto isolato, senza alcuna riconoscibile connessione con un qualsiasi altro fossile che, come tutti gli altri, galleggia in un immenso mare di lacune.45
Queste ammissioni, così importanti, ci dicono che la teoria dell’evoluzione, che per 150 anni ha avuto la presunzione di dare una risposta scientifica alla questione delle nostre origini, fu solo uno scenario imposto alla scienza da un particolare modo di vedere il mondo. Gee si riferisce a questo quando afferma: “Dalla nostra attuale posizione privilegiata, disponiamo i fossili in un ordine che riflette la graduale acquisizione di ciò che vediamo dentro noi stessi. Non cerchiamo la verità; la creiamo su misura, affinché si adegui ai nostri pregiudizi”.
Gli evoluzionisti hanno finalmente accettato il fatto che il mito dell’”albero dell’evoluzione umana”, impresso nelle menti delle persone per i passati 150 anni, fosse una invenzione degli uomini. In un suo articolo del 1996, il biologo evoluzionista F. Clark Howell della University of California a Berkeley ha scritto: “Non vi è alcuna  teoria omnicomprensiva sull’evoluzione [umana][…] Ahimé! Non ve ne è mai stata realmente  una”.46
Gli stessi evoluzionisti spiegano che l’”anello mancante”, un tema popolare per i titoli di testa dei giornali, rimarrà per sempre “mancante”, poiché non esiste. E così, come per gli altri miti del darwinismo, il mito dell’evoluzione umana è stato smascherato.
Come vedremo nel prossimo capitolo, il mito è stato rimpiazzato da “informazioni” che provano che gli esseri umani sono stati creati.

NOTES

30 Niles Eldredge, Ian Tattersall, The Myths of Human Evolution [I miti  dell’evoluzione umana), pp.126-127.
31 Richard C. Lewontin, Human Diversity [La diversità umana], Scientific American Library: New York NY, 1995, p. 163.
32 Henry Gee, In Search of Deep Time: Beyond the Fossil Record to a New History of Life [Alla ricerca del tempo Profondo: Al di là della raccolta dei fossili verso una nuova storia della vita] , New York: The Free Press, 1999, pp. 116-117.
33 Bernard Wood, Mark Collard, "The Human Genus"  ([Il genere umano)], Science, vol. 284, No 5411, 2 aprile 1999, pp. 65-7.
34 Pat Shipman, "Doubting Dmanisi"  ([Dubitando di Dmanisi)], American Scientist, novembre - dicembre 2000, p. 491.
35 Roger Lewin, Bones of Contention ([Le ossa della contesa)], The University of Chicago Press, p. 312.
36 John R. Durant, "The Myth of Human Evolution"  ([Il Mito dell’evoluzione umana], New Universities Quarterly 35 (1981), pp. 425-438.
37 G. A. Clark - C. M. Willermet (eds.), Conceptual Issues in Modern Human Origins Research [Le questioni concettuali nella moderna ricerca sulle origini umane], New York: Aldine de Gruyter, 1997, p. 76.
38 Jonathan Wells, Icons of Evolution [Le icone dell’evoluzione], p. 225.
39 Paul S. Taylor, Origins Answer Book [Il libro delle risposte sulle origini], Eden Communications, 1995, p. 35.
40 John Whitfield, "Oldest member of human family found [Trovato il più vecchio membro della Famiglia Umana]," Nature, 11 luglio 2002.
41 D.L. Parsell, "Skull Fossil From Chad Forces Rethinking of Human Origins"  [Il fossile del teschio dal Chad costringe a un ripensamento sulle origini umane], National Geographic News, 10 luglio 2002
42 John Whitfield, "Oldest member of human family found"  [Trovato il più vecchio membro della famiglia umana], Nature, 11 luglio 2002.
43 "Face of Yesterday: Henry Gee on the dramatic discovery of a seven-million-year-old hominid [Il volto di ieri: Henry Gee sulla sensazionale scoperta di un ominide di sette milioni di anni fa],"The Guardian, 11 luglio 2002.
44 Henry Gee, In Search of Deep Time [Alla ricerca del tempo profondo], p. 5.
45 Ibid., p. 32.
46 F. Clark Howell, Thoughts on the Study and Interpretation of the Human Fossil Record [Considerazioni sullo studio e l’interpretazione della reperti fossili umani), p. 1.